Non è un complimento

Le parole trasformano le persone.
Il corpo femminile è troppo spesso oggetto, merce, superficie su cui lo spettatore si
sente autorizzato a proiettare desideri, giudizi e stereotipi.
Questo stile di comunicazione è una forma di sessualizzazione surrettizia, e non è innocua.
Frasi considerate “normali”, modi di dire entrati nel gergo comune e mai messi in
discussione, da una cultura che minimizza, giustifica e tramanda.
Da qui crescono le disparità, il disprezzo e la violenza di genere.
La vera lotta non è solo contro la violenza fisica, ma contro la mentalità che la rende
possibile.
Bisogna imparare a riconoscere le parole, gli sguardi e i comportamenti che feriscono e che oggettificano. Bisogna imparare a vedere la persona, non il corpo.
Autrici: Irene Irpi, Alessandra Maspoli
